Sandro Costanzi, i “Sentieri” di Giulio Greco

 

 

Giulio Greco: Sentieri,  per un’ antologica ( 1971- 2011):

Evolvere in  seno alla luna

  Dal 26 marzo al  10 aprile 2011 si tiene presso l’ex-museo civico di Spoleto la mostra personale  di Giulio Greco, promossa dall’OPE ( Osservatorio parlamentare europeo), dalla LUPE (Università popolare europea) e dallo Spoleto Festival Art: Sentieri, per un’antologica; appunto un’ antologica perché Giulio Greco, nato a Salerno nel 1949, inizia la sua nutrita  e documentata attività di pittore e ricercatore di nuove tecniche espressive  fin dall’inizio degli anni ’70 dello scorso secolo  a  Firenze, ove presso l’Accademia delle Belle Arti terminerà gli studi sotto la guida  di Afro Balsadella e Vinicio Berti, per poi dedicarsi  negli anni ’90 anche all’attività di scenografo: ogni sua opera infatti ha un’intensa drammaturgia, una liturgia cosmica,  fortemente pregna della poeticità  propria dell’autore.  Cito solo qualche titolo , o meglio, qualche verso, di un cantico pitto-scultoreo di un’anima gravida di mille eteree sensazioni terrene: cieloterra, sogno di Odisseo (senza Itaca), aggiavulà, la danza che illuminò la notte,poggio la scala/ci-presso la luna,fior di noi, de-gener-a-zione, il silenzio necessità interiore,  un vuoto che germoglia, aravo con cuore, l’oracolante con fior di cuore, cuor d’ala per luna, il vuoto che si incunea, il canto del vuoto, quasi angelo il fiore,  la luna che nutre.

  Già il titolo di fatto introduce il fruitore in un orizzonte lunare, ove la materia vissuta , la juta corrosa, alleggeriscono  le tensioni del quotidiano in una spiritualità umanizzata da influssi angelicamente femminili. Giulio Greco è prima di tutto un disegnatore con la mano felice : lo dimostra il suo opus figurativo per nulla scontato e già aperto alle nuove tendenze dell’ultimo trentennio dello scorso secolo. La sua è una modernità che, ricercando l’equilibrio nella composizione, rende omaggio al grande insegnamento dei classici ellenici (l’artista è nato Greco nella Magna Grecia per poi trasferirsi nella Firenze del Rinascimento): l’avanguardia è tornata all’archè di tutto, ovvero al bilanciamento delle linee di forza nella semplicità dell’insieme, per nulla superflua , anzi ricercata.  Inoltre molte sue opere possono definirsi pitto-sculture: la tela o la tavola  divengono  il supporto ove la juta è applicata a strutture in genere lignee  o viene integrata ad altri oggetti, che si tramutano così in elementi  dialettici nella scena vivente del manufatto artistico.

   Nell’opera del Greco sacro e profano coesistono  e  volano insieme su ali d’angelo:  l’angelo è appunto la grande e maestosa juta del ’92, quasi uno stendardo di una nobile e antica casata: a testimoniare la grande riverenza che l’artista nutre verso un personaggio che si può incarnare anche nel corpo di una donna, sulla scia della grande tradizione letteraria , tutta stilnovistica e quindi dantesca, della donna-angelo. Ma c’è da dire che la religio del  Greco è per lo più di matrice meridionale : nuovi oracolanti evocano gli spiriti degli aruspici che li hanno preceduti  e i simboli della devotio popolare cristiana  e denunciano l’attuale degrado morale, che, parafando il titolo di un’opera dell’artista è una de-gener-a-zione . Così infatti si intitola  un’opera del 2.000 in cui di un cuore sacro, evoluzione laica del sacro cuore, non rimane nulla, se non una labile ombra, perché l’ex-voto è ormai smarrito e ha lasciato un vuoto significativo : spetterà alla coscienza di ognuno ( un angelo appunto ) riportare un cuore pulsante  al fulcro di questa nostra storia, ora più che mai lacerata.

   Giulio Greco guarda e rappresenta il fluire di questo mondo con occhi di donna e sa entrare con empatia nella psiche e nel cuore di questa creatura  che non a tutti rivela la sua intima e propria realtà.  L’opera del manifesto è Mater (2003), una pitto-scultura di forma ellittica e di orientamento verticale nel cui centro si svolge la vita e con gli estremi  vuoti , che navigano verso l’ignoto; una reinterpretazione della vulva ove la sessualità  è il primo gradino di un’iniziazione all’amore. A tal proposito scrive Saffo: C’è sull’alto del ramo, alta sul ramo/più alto, una mela/rossa:  /dai coglitori dimenticata. L’ars amandi è quindi regolata dalle fasi lunari: la donna è una sacerdotessa che va rispettata nel suo mistero, lei è la madre terra che genera i fiori e quanto di nobile esiste , lei è la musa Selene: la luna appunto in dialogo con l’intero esistere del creato.   E Saffo conclude: Dimenticata? No! non fu raggiunta.

 Sandro Costanzi

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