Alcune poesie di PAOLO PABLOS PARIGI

Berlino vista I

Dal freddo sole Berlinese

Ripari i tuoi occhi chiari

Con scure lenti grosse ed ovali

Accarezzi la guancia rossa

Scaldando la tua creatura

Continua scoperta questa pianura

Questa parte dell’est Europa a me oscura

Che cresce cambia e lavora

Di forme assai lontane

Di parchi, di vie, di costumi

Di Laghi, foreste e geometriche costruzioni

Respirano vivono e non sentono rumori. .

Interi quartieri di vetro ed acciaio

Interi viali di prato e  di fiori

Solo le due ruote dominano la strada

Lasciando poco spazio al rumore del motore

I colori teneri dei boschi e del fogliame

Come leggere pennellate sull’anime umane

L’uomo di poche parole dette

Con sguardi fugaci e donne snelle

Nell’intima stanza danno alla vita

occhi azzurri come il cielo ghiaccio

con andature decise fisse ed erette

portano le creature nella Natura come sola palestra

in questa vita per l’uomo già da subito mesta.

                                                               Seduto sotto un raggio di Sole, sento il mio cuore tra le viole

                                                                                                               Berlino, 21 aprile 2007

Berlino vista II

Dal freddo sole Berlinese

Ripari i tuoi occhi chiari

Con scure lenti grosse ed ovali

Accarezzi la livida guancia

Scaldando la tua creatura

Cubi squadratamente imperfetti

Rombi di erbe multi colori

ricoperti di vivacissimi fiori

Paludi di canne,

laghi di marmo

canali di lastre nero rivestiti

ricreano la Natura

dove il cemento,

l’umano lamento

l’aveva cancellata,

sepolta e sterilizzata

Un platano di 160 anni

resiste nel regno dell’era

post-moderna

di cimeli metalli luminescenti,

con la sua chioma verde tutto intorno riscalda,

rigenera il germe dell’antico uomo

solo Natura e superstizione.

Via la superstizione, via la paura dell’ignoto

Uomo del medio europeo

Insegnaci a rivelare la Nostra Natura

Finestre geometricamente ripetute

Copiate ed incollate

Su estese e magnifiche facciate

Viali di alberi fioriti

Verso boschi dei parchi

Di tanti colori

Respira l’aria del Mare del Nord,

copia lo stile del normanno uomo

lascia l’auto inforca la bicicletta

e ritrova la tua forma più perfetta.

Seduto sotto un altro raggio di Sole,

sento ancor di più  il mio cuore tra le viole.

 22 aprile 2007

 

 

 

Corpo di donna

Il Muro affrescato

Dipinto forato…

Muro che divide,

muro che incide,

taglia la città

socialista,

moderna stalinista

che evoluta la Libertà!

Urla di uomini

Spari di gendarmi

Freddi soldati

Dall’alto addestrati

Solo un comando Chiaro

Achtung! Uno sparo

Muro deriso

Da migliaia di pennelli inciso

Uno spiraglio nel cupo cielo

Uno squarcio nel ventre

Profondo

È solo sangue

L’ennesimo affronto.

Berlino, 22 Aprile 2008. Ore 10:50

 Olocausto

Scorre l’acqua sinuosa

Lambisce le sponde tanto odiate

Scorre l’acqua di scarichi umani

Accarezza le zolle con fatica lavorate

Sana ora se stessa tra il vetro ed il cemento

Porta lontane le anime insane

Sana lo Spirito più violento

Con quello scorrere naturale, lento

Sprea è il suo geografico nome

In anni ed anni con fare incessante

Unisce, salda e guarisce dall’ottantanove

Politiche intolleranze gente ed usanze,

quelle ferree  ed imponenti figure

che le due Berlino han costruito

vogliono dimenticare e con forza sotterrare

quelle orrende e malefiche torture.

Alla memoria di quelle Anime

Nel cielo troppo presto volate

Umanamente violentate.

MANAROLA…UNA DELLE CINQUE

                                                                                                          A Mamma e Papà

Tredici anni d’estate

in questo luogo passati

come un bel gioco

la giovinezza dura poco…

ma non bastano le distanze

a cancellare i bei ricordi vissuti

mamma e papà un po’ ingrigiti…

nella mia memoria scolpite

eterne passeggiate chiassose

tra campi e vie strette fiorite

spiaggia sassose distese nel sole;

corse, pianti lamenti e bagni,

la mia memoria nel mare

Come marmoree figure

nelle profondità, per secoli sculture.

Spoleto, 03-06-2008

 

SENTIERO PESSIMISTICO

Cammino su un sentiero

sconnesso, erto e nascosto

tra grossi massi di bianco calcare

di muschi scuri e di Capelvenere

ricoperti come d’anni di storia.

Secolari alberi coprono con lunghe braccia

il bosco d’argento che nei secoli diviene oro,

secolari vecchi dalle rugose braccia

coltivano i semi che solo domani…

aria e acqua germineranno.

Noi, microscopici batterici invasori,

l’amore vogliamo sentire

in un rapido secondo scoprire.

Noi, microscopici individui distruttori

le ore vogliamo scoppiare

di infiniti impegni affogare.

Noi, microscopici ominidi sognatori

un altro mondo vorremmo conoscere

e tutto in poco tempo sapere,

subito, presto come un batter di ciglio

il cuor ardere di quel color vermiglio.

Coniglio nella bassa boscaglia

correre senza vedere tra le foglie

quella trappola infame, ferraglia

in un attimo tutta la vita,

come può finire ogni preziosa vita

e tristemente scoprire il lago rosso

dal nostro cuore sgorgare

senza fine, senza fine, senza scoprire

il vero senso del nostro vivere

essere felice e poco avere

del vero amore poter così godere.

L’amore vero tempo non vuole

l’anima con un’altra anima

s’avvicina naturalmente…per diffusione

si fonde con l’altra nelle onde

naturalmente diffonde nel mondo

quel lieve profumo di polline

di primavera che ogni stagione

ci ricorda quanto l’uomo spera:

quel lento lavoro sui fiori del pronubo

come l’uomo che costruisce il suo futuro.

                                                                                                          Spoleto, 23-06-2008

                                                                                                           

NEVICATA NOVEMBRINA

NELLA CINTA NURSINA

 

Cade ed ancora cade

candida si posa leggera

scende e lenta sale

la luce verso la notte nera

la boscaglia tutto intorno tace

come questa sintetica mia lettera

le piazze dopo S.Martino innevate

da qualche anno non si vedean

Poche parole e rade

sul foglio in questa sera

per descrivere nevicate

improvvisa polveriera

che esplode in  certe nottate

liberando scorci inaspettati di cera

come espressioni di edifici, case

in attesa di una storia vera.

Portici di pietre bianche levigate

del tempo autentica miniera

memoria di re e regine passate

 sontuosi cavalli dalla divisa straniera;

scalinate da leoni governate

agghindate da una sottile, sincera

candida pellicola di neve

che tutto vela in tal maniera.

Silenzio! È la notte delle fate

non senti l’aria che c’è

Nursino, dove eri? Per le strade

c’era solo l’elfo dalla penna nera

che ora ti racconta a rate

come l’aria era strana ed effimera

mentre le vostre teste erano occupate

da un insistente rumore di latte smaltate.

                                                                                                                                                 S.G.B.,lì 25-11-08

                                                                                             

AISHA IBRAHIM

DHUHULOW

Ancora oggi ventinove

ottobre del duemila e otto

una donna è giustiziata

il suo corpo colpito

ripetutamente violato

abbattuto da una pratica

in un incerto hadith citata…

con le pietre di media

grandezza per una morte

non istantanea, spettacolarizzata

adultera sì condannata

in piazza alla lapidazione

come unica soluzione…

“l’abbiamo sentita urlare”

è un corpo di donna fragile

sotto una scarica di pietre

 e sotto una scarica di fucile

poi un bambino ucciso…

un danno collaterale

ad un odio del tutto legale.

                                                                                                                                                                                                                                             S.G.B., lì 01-12-08

                                                                       


Mattina nursina uno

Ci sono giornate piene d’impegni

alle volte vuote di un alito spirituale

scorrono le strade, le ruote tra disegni

ed alle volte non sai se la fatica vale.

Ci sono giornate vissute tra le persone

tra le voci di sensazioni, e le espressioni

su fogli sudaticci bianchi e parole sole

attaccate per un filo blu di impressioni.

Sole ed aria sul viso si posano dal vicolo

e ti svegliano in un bel mondo fatato

e ti spogliano di tutto, ti vestono di ridicolo.

Pendii acclivi oggi m’hanno stancato

con pensieri continui, il mio corpo ostacolo

peso da trascinare nel salto di uno steccato

che è un piccolo gradino maturato

sulla scala della crescita…sempre sudato.

I pensieri volano, le parole scritte si incollano terribilmente alla realtà. Continuo a pensare stando saldamente attaccato alla realtà affascinante bella e assai stancante. Parole che escono dall’animo appesantito, cercano di esprimere qualche attimo troppo sentito…e tutto esce e tutto si sfalda nelle lettere di questo piccolo sonetto. Norcia, 28 marzo 2009, ore 13:12.

                                                                                                                                   

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