Berlino vista I
Dal freddo sole Berlinese
Ripari i tuoi occhi chiari
Con scure lenti grosse ed ovali
Accarezzi la guancia rossa
Scaldando la tua creatura
Continua scoperta questa pianura
Questa parte dell’est Europa a me oscura
Che cresce cambia e lavora
Di forme assai lontane
Di parchi, di vie, di costumi
Di Laghi, foreste e geometriche costruzioni
Respirano vivono e non sentono rumori. .
Interi quartieri di vetro ed acciaio
Interi viali di prato e di fiori
Solo le due ruote dominano la strada
Lasciando poco spazio al rumore del motore
I colori teneri dei boschi e del fogliame
Come leggere pennellate sull’anime umane
L’uomo di poche parole dette
Con sguardi fugaci e donne snelle
Nell’intima stanza danno alla vita
occhi azzurri come il cielo ghiaccio
con andature decise fisse ed erette
portano le creature nella Natura come sola palestra
in questa vita per l’uomo già da subito mesta.
Seduto sotto un raggio di Sole, sento il mio cuore tra le viole
Berlino, 21 aprile 2007
Berlino vista II
Dal freddo sole Berlinese
Ripari i tuoi occhi chiari
Con scure lenti grosse ed ovali
Accarezzi la livida guancia
Scaldando la tua creatura
Cubi squadratamente imperfetti
Rombi di erbe multi colori
ricoperti di vivacissimi fiori
Paludi di canne,
laghi di marmo
canali di lastre nero rivestiti
ricreano la Natura
dove il cemento,
l’umano lamento
l’aveva cancellata,
sepolta e sterilizzata
Un platano di 160 anni
resiste nel regno dell’era
post-moderna
di cimeli metalli luminescenti,
con la sua chioma verde tutto intorno riscalda,
rigenera il germe dell’antico uomo
solo Natura e superstizione.
Via la superstizione, via la paura dell’ignoto
Uomo del medio europeo
Insegnaci a rivelare la Nostra Natura
Finestre geometricamente ripetute
Copiate ed incollate
Su estese e magnifiche facciate
Viali di alberi fioriti
Verso boschi dei parchi
Di tanti colori
Respira l’aria del Mare del Nord,
copia lo stile del normanno uomo
lascia l’auto inforca la bicicletta
e ritrova la tua forma più perfetta.
Seduto sotto un altro raggio di Sole,
sento ancor di più il mio cuore tra le viole.
22 aprile 2007
Corpo di donna
Il Muro affrescato
Dipinto forato…
Muro che divide,
muro che incide,
taglia la città
socialista,
moderna stalinista
che evoluta la Libertà!
Urla di uomini
Spari di gendarmi
Freddi soldati
Dall’alto addestrati
Solo un comando Chiaro
Achtung! Uno sparo
Muro deriso
Da migliaia di pennelli inciso
Uno spiraglio nel cupo cielo
Uno squarcio nel ventre
Profondo
È solo sangue
L’ennesimo affronto.
Berlino, 22 Aprile 2008. Ore 10:50
Olocausto
Scorre l’acqua sinuosa
Lambisce le sponde tanto odiate
Scorre l’acqua di scarichi umani
Accarezza le zolle con fatica lavorate
Sana ora se stessa tra il vetro ed il cemento
Porta lontane le anime insane
Sana lo Spirito più violento
Con quello scorrere naturale, lento
Sprea è il suo geografico nome
In anni ed anni con fare incessante
Unisce, salda e guarisce dall’ottantanove
Politiche intolleranze gente ed usanze,
quelle ferree ed imponenti figure
che le due Berlino han costruito
vogliono dimenticare e con forza sotterrare
quelle orrende e malefiche torture.
Alla memoria di quelle Anime
Nel cielo troppo presto volate
Umanamente violentate.
MANAROLA…UNA DELLE CINQUE
A Mamma e Papà
Tredici anni d’estate
in questo luogo passati
come un bel gioco
la giovinezza dura poco…
ma non bastano le distanze
a cancellare i bei ricordi vissuti
mamma e papà un po’ ingrigiti…
nella mia memoria scolpite
eterne passeggiate chiassose
tra campi e vie strette fiorite
spiaggia sassose distese nel sole;
corse, pianti lamenti e bagni,
la mia memoria nel mare
Come marmoree figure
nelle profondità, per secoli sculture.
Spoleto, 03-06-2008
SENTIERO PESSIMISTICO
Cammino su un sentiero
sconnesso, erto e nascosto
tra grossi massi di bianco calcare
di muschi scuri e di Capelvenere
ricoperti come d’anni di storia.
Secolari alberi coprono con lunghe braccia
il bosco d’argento che nei secoli diviene oro,
secolari vecchi dalle rugose braccia
coltivano i semi che solo domani…
aria e acqua germineranno.
Noi, microscopici batterici invasori,
l’amore vogliamo sentire
in un rapido secondo scoprire.
Noi, microscopici individui distruttori
le ore vogliamo scoppiare
di infiniti impegni affogare.
Noi, microscopici ominidi sognatori
un altro mondo vorremmo conoscere
e tutto in poco tempo sapere,
subito, presto come un batter di ciglio
il cuor ardere di quel color vermiglio.
Coniglio nella bassa boscaglia
correre senza vedere tra le foglie
quella trappola infame, ferraglia
in un attimo tutta la vita,
come può finire ogni preziosa vita
e tristemente scoprire il lago rosso
dal nostro cuore sgorgare
senza fine, senza fine, senza scoprire
il vero senso del nostro vivere
essere felice e poco avere
del vero amore poter così godere.
L’amore vero tempo non vuole
l’anima con un’altra anima
s’avvicina naturalmente…per diffusione
si fonde con l’altra nelle onde
naturalmente diffonde nel mondo
quel lieve profumo di polline
di primavera che ogni stagione
ci ricorda quanto l’uomo spera:
quel lento lavoro sui fiori del pronubo
come l’uomo che costruisce il suo futuro.
Spoleto, 23-06-2008
NEVICATA NOVEMBRINA
NELLA CINTA NURSINA
Cade ed ancora cade
candida si posa leggera
scende e lenta sale
la luce verso la notte nera
la boscaglia tutto intorno tace
come questa sintetica mia lettera
le piazze dopo S.Martino innevate
da qualche anno non si vedean
Poche parole e rade
sul foglio in questa sera
per descrivere nevicate
improvvisa polveriera
che esplode in certe nottate
liberando scorci inaspettati di cera
come espressioni di edifici, case
in attesa di una storia vera.
Portici di pietre bianche levigate
del tempo autentica miniera
memoria di re e regine passate
sontuosi cavalli dalla divisa straniera;
scalinate da leoni governate
agghindate da una sottile, sincera
candida pellicola di neve
che tutto vela in tal maniera.
Silenzio! È la notte delle fate
non senti l’aria che c’è
Nursino, dove eri? Per le strade
c’era solo l’elfo dalla penna nera
che ora ti racconta a rate
come l’aria era strana ed effimera
mentre le vostre teste erano occupate
da un insistente rumore di latte smaltate.
S.G.B.,lì 25-11-08
AISHA IBRAHIM
DHUHULOW
Ancora oggi ventinove
ottobre del duemila e otto
una donna è giustiziata
il suo corpo colpito
ripetutamente violato
abbattuto da una pratica
in un incerto hadith citata…
con le pietre di media
grandezza per una morte
non istantanea, spettacolarizzata
adultera sì condannata
in piazza alla lapidazione
come unica soluzione…
“l’abbiamo sentita urlare”
è un corpo di donna fragile
sotto una scarica di pietre
e sotto una scarica di fucile
poi un bambino ucciso…
un danno collaterale
ad un odio del tutto legale.
S.G.B., lì 01-12-08
Mattina nursina uno
Ci sono giornate piene d’impegni
alle volte vuote di un alito spirituale
scorrono le strade, le ruote tra disegni
ed alle volte non sai se la fatica vale.
Ci sono giornate vissute tra le persone
tra le voci di sensazioni, e le espressioni
su fogli sudaticci bianchi e parole sole
attaccate per un filo blu di impressioni.
Sole ed aria sul viso si posano dal vicolo
e ti svegliano in un bel mondo fatato
e ti spogliano di tutto, ti vestono di ridicolo.
Pendii acclivi oggi m’hanno stancato
con pensieri continui, il mio corpo ostacolo
peso da trascinare nel salto di uno steccato…
che è un piccolo gradino maturato
sulla scala della crescita…sempre sudato.
I pensieri volano, le parole scritte si incollano terribilmente alla realtà. Continuo a pensare stando saldamente attaccato alla realtà affascinante bella e assai stancante. Parole che escono dall’animo appesantito, cercano di esprimere qualche attimo troppo sentito…e tutto esce e tutto si sfalda nelle lettere di questo piccolo sonetto. Norcia, 28 marzo 2009, ore 13:12.